la perimetrazione del territorio in cui non sarà possibile installare impianti fotovoltaici a terra
La regione Toscana ha ultimato, con le città di Livorno, Lucca e Pisa, la perimetrazione del territorio in cui non sarà possibile installare impianti fotovoltaici a terra, che già stata determinata per le province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Massa Carrara, Pistoia, Prato e Siena. Tali zone sono state individuate grazie alla collaborazione di provincie e regione. Si tratta di territori di prestigio dal punto di vista paesaggistico e culturale, o appartenenti alle aree Dop (denominazione di origine protetta) e Igp (indicazione geografica protetta). Particolarmente decisa la provincia di Lucca, che ha ritenuto il suo intero territorio non idoneo agli impianti fotovoltaici a terra.
In tutte e dieci le province toscane adesso si ha un quadro chiaro delle aree idonee e non idonee al fotovoltaico, e l’approvazione degli atti delle ultime tre province, ridefiniti dalla la Giunta regionale, ha portato al rispetto definitivo della legge regionale 11 (“Disposizioni in materia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”), approvata il 21 marzo scorso. Resta adesso il parere del Cal (Consiglio delle autonomie locali), che si esprimerà oggi 19 ottobre, e la trasmissione della valutazione fatta sulle aree non idonee al fotovoltaico a terra, al Consiglio regionale per l’approvazione.
Fatto ciò, sarà resa disponibile una mappatura dell’intero territorio della regione Toscana, in cui verranno riportate le aree idonee e non idonee alla realizzazione degli impianti. Tale cartografia, potrà essere consultata liberamente sul sito web ufficiale della regione Toscana. La necessità di eseguire uno studio così specifico sul territorio, è nata a seguito delle vera e propria “caccia ai terreni agricoli” che si era scatenata per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici. Soprattutto la Coldiretti si era impegnata nel chiedere maggiore trasparenza alla Province, e regolamenti chiari e ben definiti per tutelare le colture agricole di qualità, ed evitare il temuto scempio del paesaggio toscano.