Viottoli di campagna, a tratti cinti da muretti a secco, che si avventurano a perdita d’occhio nelle tenute che circondano le masserie. Tutt’intorno, a migliaia, monumentali alberi d’ulivo. I raggi del sole si posano obliqui su questi giganti, accarezzandone le fronde imponenti. Sono ogliarole e cime di Mola, piante ultracentenarie che possono oltrepassare i dieci metri d’altezza, con chiome di venti metri di diametro e “portate” di una tonnellata e mezza di olive.
Alcune furono piantate più di 700 anni fa dai monaci basiliani in fuga dall’Oriente, che iniziarono a trasformare grotte ed eremi ipogei in frantoi. E’ a pochi chilometri da Fasano, sulle ultime propaggini delle Murge, tra le terre di Bari e le antiche terre d’Otranto, che iniziano le prime tracce di un itinerario puntato alla scoperta di quello che i greci chiamarono elaion, i latini oleum e che per tutti i popoli del Mediterraneo era autentico oro liquido.
L’olio è servito a massaggiare atleti olimpici, ungere re, profumare faraoni e riempire antichi forzieri. E poi, naturalmente, a impreziosire ogni cibo, con un aroma intriso di storia. A “sua maestà” l’olio, qui sulle colline di Brindisi, è stata dedicata una strada, forse la prima in Italia e che, estesa per circa 150 chilometri, unisce idealmente i comuni di Carovigno, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni e Villa Castelli, incrociando frantoi, borghi rurali e, soprattutto, antiche masserie. >>>
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