Il raccolto e la divinità
E' radicata nel mondo etrusco-italico l'idea che la divinità possa propiziare un buon raccolto e la necessità di una ritualità meticolosa e complessa. Sono note divinità latine (ma che sono di probabile origine etrusca) che assistono alle fase del ciclo di lavorazione del grano: Sarritor (per la sarchiatura), Subruncinator (per il diserbo), Messor (per la mietitura), Convector (per il trasporto al granaio), Conditor (per l'insilamento), Promitor (per la trebbiatura), Inporcator (per il tracciamento del solco), Insitor (per la semina), Occator (per la semina sub sulco ), Obarator (per la semina in lira), Vervactor e Redarator/Reparator (per il maggese).
Numerose sono le stipi votive legate alla richiesta di produzioni agricole rappresentanti strumenti agricoli in miniatura, offerenti o bovini.

Moneta di Tarquinia rappresentante sul diritto un aratro, sul rovescio un doppio giogo e due globetti, V secolo a.C.
Vomeri depositati come ex voto sono attestati presso il santuario di Demetra a Gravisca presso Tarquinia, in connessione per una richiesta o un ringraziamento per i buoni raccolti o transazioni favorevoli di cereali.
Le città stesse non esitavano a coniare monete con aratri, spighe e divinità tutelari coniando raffigurazioni che rimarranno inalterate per millenni nei noastri coni monetali.

Statuetta in bronzo di falciatore, Ghiaccioforte, Scansano, III secolo a.C.