La trasformazione del paesaggio agrario in Etruria
Le tecniche di lavorazione dei campi mutano gradualmente il territorio che viene sempre più sottratto alle selve e progressivamente antropizzato.
Il solco tracciato dall'aratro in un unico tratto costituisce l' actus (circa 120 piedi, misura da connettere con il naper etrusco ); da qui lo iugerum (due actus quadrati, etimologicamente connessi con iugum = giogo, generalmente la misura di un campo), l' heredium (due iugera ), le centuriae (cento heredia ) tutte unità di misura dei campi.L'aratro o meglio il suo tracciato base è dunque l'unità di misura degli spazi agrari. Se è noto che tali misurazioni hanno origine greca, ma sono state perfezionate dai Romani, è stato più volte sottolineato l'intermediazione etrusca.

Schema di cunicoli scavati nel tufo nel territorio di Veio a fini irrigui
L'introduzione della tecnica del maggese, che in Etruria prevedeva fino 9 arature, comporta una appropriazione definitiva delle terre fin dall'VIII secolo a. C. con campagne a scacchiera che presentano toni verdi- gialli e toni bruni: i primi relativi alle coltivazioni erbacee, i secondi relativi agli appezzamenti tenuti a riposo.
Al maggese si affiancano altre tecniche di irrigazione estremamente sviluppate specialmente nei terreni tufacei intorno a Veio, dove furono numerosissimi i cunicoli scavati nella roccia friabile per raccogliere e convogliare le acque piovane.

Schema di tracciamento da parte dei buoi dell'actus
Con la proprietà privata anche in Etruria si delimitano i campi in maniera rigorosa, specialmente con viti maritate a pioppi, acero e olmo, già Tarconte secondo il mito, avrebbe recinto le sue proprietà con viti bianche. L'attenzione per la divisione delle terre e per i patti di compravendita o cessione è confermata da alcune fra le più lunghe iscrizioni etrusche: il cippo di Perugina e la recente Tabula cortonensis. Se quest'ultima era presumibilmente pertinente ad un edificio pubblico (forse un tempio) il cippo perugino funzionava da pietra di confine.

Cippo di Perugina pietra di confine tra i possedimenti della gens Afuna e Veltimna, II secolo a.C.